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Se mai una mostra può visualizzare
un iter artistico che faticosamente si delinea e poi luminosamente
si dispiega parallelamente a un iter umano, ebbene, questa della
pittrice Anna Maria Orsi Barbaglia riesce a farlo. Ma chi è
la Pittrice? Due dati anagrafici. La Orsi nasce a Piacenza e
vive ad Invorio. Della terra da cui proviene, l'Emilia, la Orsi
incarna la simpatia corposa e immediata che ti irretisce nel
raggio di una facondia brillante che condisce la vita di humour
sottile e ne fa una dimensione degna di essere assaporata. E
della gente emiliana ancora riecheggia ed esprime - filtrati
e illimpiditi da un intenso vissuto sociale e umanitario - gli
interessi artistici, articolatisi, per lei, nello studio del
canto e del pianoforte, della ceramica, del disegno, fino ad
approdare alla pittura. Mentre della gente massinese - dove
da sfollata
trascorre presso la nonna l'infanzia - reca una tenacia volitiva
sconfinante
nell'ostinazione per tutto quanto rappresenti per lei ragione
di vita e di
incontro.. E di quel "vico di erbe e di castelli"
ancora le pullulano dentro le
immagini della primavera, la sagra delle castagne, lo struggimento
dei pampini nell'ora della vendemmia, il trascolorare del bosco
alla luce del meriggio. E poi il tepore delle stalle, il migrare
delle rondini la dolcezza delle ultime rose". E' del giugno
1983 la prima personale nella splendida cornice di palazzo Bossi
in Orta San Giulio. La seconda si apre ad Arona, nel dicembre
1984 in via Matteotti. Nel Giugno dell'88 la Pittrice è
ancora ad Orta, con una presenza di opere sempre maggiore numericamente
e variegata nelle tematiche, pure tutte snodate sul pentagramma
della natura. Della Orsi ci si accorge nell'ambito della regione
e oltre, critiche attente compaiono su giornali locali e nazionali
e su volumi d'arte, mentre qualche opera viene ripresa da riviste
a diffusione nazionale ad illustrazione di narrativa. Dall'America
giunge la richiesta di illustrare un'opera biblica. La 4°
mostra viene allestita nel 1995 ad Arona, in via Monte Pasubio.
L'ultima, la vede presente al Palazzo dei Congressi di Arona,
nel giugno del 2001. Ma che cos'è l'arte e quale è
l'arte della Orsi? E quali i temi? La natura e il colore per
raccontarla sono per lei binomio inscindibile: spesso binomio
vincente. Sono il suo logo e insieme il suo segreto. Del resto
il colore la Pittrice l'ha nel sangue quale dono fluito da ancestrali
lontananze. Un colore, almeno all'esordio, evocato, accarezzato,
talora anche
interpretato, benchè forse ancora non simbolicamente
reso. Del colore, infatti, la cattura innanzi tutto l'aspetto
combinatorio, suggestivo, denotativo. Mentre la muove 1'emozione,
sempre vibrante, talora irruente. Così come, oltre il
colore, la Orsi ha nel sangue, ancora e insieme, la plasticità
morbida di volumi
che nel tempo affioreranno a comporre aeree armonie di forme
fino a farsi levità di danza, sortilegio di musica: una
sorta, cioè, di pittura al limitare della magia. In un
rigoroso parallelismo con la vita. Colore per raccontare la
natura che per lei è materica sostanza che nutre sguardi
e ricordi, che è infanzia e futuro, pretesto ma già
approdo, almeno sognato, risposta implicita a interrogativi
senza parole. Emozione senza fine. Se queste sono la materia
e la forma della sua arte, che tipo di pittura è quella
di Anna Maria Orsi Barbaglia? Le definizioni non sono facili
perché la Pittrice si colloca al di fuori di ogni scuola,
al di là di ogni corrente, al di sopra di ogni moda,
autodidatta allo stato puro com'è, e come del resto lo
fu Ligabue insieme a decine di altre celebrità. Potremmo
dire, in un tentativo di semplificazione, che il suo è
un naturalismo impressionistico. Ma ci sembra di esserci avvicinati
alla realtà soltanto per approssimazione e per difetto.
Tre nel tempo gli appuntamenti - messaggi della pittrice Orsi
Barbaglia. Aveva esordito con "nature" irruente e
passionali dove le "tavolozze" ti trapassano nette
come un sole senza velami: ed erano boschi gloriosi d'autunno
e di tramonto; ed erano marine e cieli narranti la tempesta
degli elementi come esplosione di vita. Poi, sempre più
frequentemente, si fece strada la trama del tutto immateriale
di certi alberi tuffati nella castità della prima alba;
il sinuoso trascorrere di fiumi pacificati tra sponde rabbrividenti
di primavera; un'ora raccolta e quasi mistica al limitare del
giorno e delle stagioni. Mentre i temi venivano proposti come
una preziosa filigrana monocromatica - sia essa argento, azzurro
o lilla - che si libera da ogni gravame e narra poetiche cose
come sussurri che trapassano il mistero. Adesso siamo a una
narrazione di allusioni e di rimandi dipanata in un linguaggio
dalla comprensione immediata ma non esaustiva, ché, se
vuoi, le metafore non mancano. Ci sono il "qui" e
1`adesso", ma insieme il presagio di remoti struggimenti
a venire, di anse ascose dove posano ricordi e miracoli. C'è,
soprattutto, una ricerca di interiorità che non si attarda
in estetismi fine a se stessi ma canta la vita e il suo mistero,
l'incontro e la comunione, le certezze per le quali ogni cosa
si colma di senso. A raccontarle sono fiori schizzati da mani
di angeli, orizzonti feriti da improvvise chiarezze, figure
eteree più indovinate che viste, reali, forse, soltanto
dentro di te, in una continuità che nulla rinnega e tutto
perfeziona. Insieme con l'intera gamma cromatica che trasmigra
dal ruggine dei boschi al trascolorare della prateria, all'abbaglio
ilare delle prime nevi, per sfociare alfine nella prorompente
vitalità dei girasoli agostani in un concatenarsi incalzante
di bellezza. Tanto che tu ti arresti stupito dalla consonanza
della Pittrice con i ritmi pacificanti della natura, con il
fluire sereno del tempo, con la mutevolezza delle sue ore fino
al perenne riaffiorare di proposte "altre", nuove
come è nuova la vita. Stupore che è incantamento
ma insieme curiosità che ti cattura perché è
un invito e un aiuto a ritrovare quella dimensione interiore
a cui, anche se non sempre consciamente, vorresti richiamarti
per ricuperare una
armonia talora perduta. Si può convenire, allora, che
gli oli di Anna Maria Orsi Barbaglia, mentre portano alla luce
verità sovente riservate al poeta e al mistico, sospingono
a cercare oltre, ad indagare un "al di là"
è mistero, ma mistero di gioia. Quell'inconoscibile mistero
che è oltre la barriera dell'ora. del luogo, del cuore.
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